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In Umbria, come in molte altre regioni, gran parte dei musei nacque dopo l’Unità nazionale. Con la soppressione degli enti religiosi e la confisca dei loro beni decretate dal neonato Stato italiano, chiese e conventi vennero, infatti, variamente trasformati in caserme, scuole, ospedali o assegnati alle amministrazioni civiche e destinati a stabilimenti industriali, magazzini o altro.

Dei tanti oggetti rimossi da questi edifici molti andarono perduti, molti altri giunsero in musei stranieri, alcuni tornarono addirittura in possesso di privati che ne rivendicarono la proprietà. Il resto, affidato alla custodia dei Municipi, formò i nuclei costitutivi dei musei locali, che vennero spesso insediati negli stessi complessi chiesastici soppressi e, più raramente, nei palazzi comunali.
Quasi ovunque i materiali iniziali vennero poi arricchiti da donazioni private di singoli oggetti e, a volte, di intere collezioni e da reperti archeologici per lo più di scoperta fortuita.Le amministrazioni comunali, che fortemente li avevano rivendicati da principio per dare orgogliosa rappresentazione all'antica gloria della piccola patria, fecero presto mancare a questi piccoli stabilimenti durevoli attenzioni e sufficienti risorse economiche. Alcuni vennero infatti trasferiti allo Stato e tutti gli altri rimessi ai periodici interventi della Soprintendenza.

Diversamente dai musei dell’Opera, derivati dalle periodiche trasformazioni interne dei grandi luoghi di culto, la durevole emergenza conservativa di specie non più istituzionale, ma economica e sociale, spiega il costante e anche recente incremento dei musei diocesani. È l’abbandono dei centri storici minori, specie collinari e montani, ad aver reso infatti necessario il ricovero museale di molte opere prima custodite in chiese.

Poco numerosi, invece, ma molto spesso notevoli sono i musei privati, quelli dedicati ad aspetti di cultura materiale e quelli naturalistici, industriali di altre particolari specie.


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