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II musei locali dell’Umbria, con le loro raccolte estese dalle età più antiche fino alla contemporaneità, danno avvio a un racconto di storia e di cultura che si sviluppa nelle città e nel territorio circostante attraverso un continuo gioco di rimandi tra conservato e perduto. Quanto si è preservato è infatti una piccola parte rispetto a ciò che è andato perduto o è stato collocato altrove. Le collezioni sono tuttavia di grande interesse, talvolta inclusive di testimonianze di assoluta rarità.

Per l’età antica, in particolare, le culture umbra, etrusca e romana sono ampiamente documentate nei musei di Todi, Amelia, Gubbio, Orvieto e Foligno.

Anche le epoche successive hanno lasciato testimonianze di grande interesse. Dall’architettura delle chiese francescane, non di rado esse stesse sedi delle raccolte, agli oggetti che ne costituivano l’arredo, i quali, laddove possibile, stati ricollocati nel loro luogo d’appartenenza. È questo il caso delle grandi croci d’altare, nella cui produzione emersero le officine spoletine, responsabili della divulgazione di modelli e tecniche destinati ad avere una enorme diffusione. A questo stesso periodo appartiene la florida produzione lignaria, largamente documentata in molte raccolte della regione e non di rado esemplata da tipologie di assoluta rarità come quelle delle Deposizioni.

Notevole è la quota degli affreschi staccati, testimonianza della grande produzione umbra soprattutto tra tardo Medioevo e il Cinquecento. Alcuni cicli, sia sacri che profani, sono tuttavia rimasti ad ornamento dei luoghi che ospitano oggi i musei della regione. A quello di Benozzo Gozzoli, in particolare, va ascritto il maggior merito della diffusione in Umbria dei modi del primo Rinascimento. La versione colta che il pittore fiorentino modulò nelle chiese di Montefalco si affermò parallelamente a declinazioni più espressive e meno in linea con quanto si irradiava dai maggiori centri di diffusione del Rinascimento canonico. In questo senso, l’offerta dei musei della regione permette di registrare innumerevoli varianti, da episodi di declinazione locale a fenomeni di circolazione di più ampio raggio, soprattutto dal Cinquecento in poi e in particolare dai centri di Roma e Firenze. A questo secondo fenomeno sono ricollegabili i nuclei formati dall’illuminato collezionismo di personaggi che con queste città ebbero documentati rapporti.

Nei musei della regione è soprattutto presente l’arte antica. Non mancano tuttavia collezioni di età moderna e contemporanea, dovute per lo più ad attività istituzionali, a munifiche donazioni o all’attività di pittori e critici legati alla regione.

Da registrare inoltre le notevoli collezioni di ceramiche, nella cui produzione emersero i centri di Gubbio, Deruta e Gualdo Tadino.


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